{"id":1248,"date":"2014-12-09T16:52:24","date_gmt":"2014-12-09T15:52:24","guid":{"rendered":"http:\/\/itanicaroma.noblogs.org\/?p=1248"},"modified":"2014-12-31T12:17:25","modified_gmt":"2014-12-31T11:17:25","slug":"nazione-malata-capitale-infetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/itanicaroma.noblogs.org\/?p=1248","title":{"rendered":"Nazione malata, capitale infetta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Non si pu\u00f2 fare a meno di pensare a Pier Paolo Pasolini mano a mano che giungono notizie su Mafia Capitale. Aldil\u00e0 della facile suggestione, ora si potrebbe quasi dire che oltre a sapere, \u201cio so\u201d, ci sono anche le prove. Le prove di un sistema fasciomafioso messo su grazie a compiacenze istituzionali e giuridiche. Non sono certo sufficienti gli sforzi di una Procura che per anni \u00e8 stata famosa per essere un porto delle nebbie. Questa definizione risale ad anni e anni fa, quando il redditizio intreccio tra criminalit\u00e0 e potere era gi\u00e0 una realt\u00e0. Gi\u00e0 visibile a chi sapeva ma non aveva le prove.<a href=\"https:\/\/itanicaroma.noblogs.org\/files\/2014\/12\/v_v.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1249\" src=\"https:\/\/itanicaroma.noblogs.org\/files\/2014\/12\/v_v.jpg\" alt=\"v_v\" width=\"120\" height=\"120\" srcset=\"https:\/\/itanicaroma.noblogs.org\/files\/2014\/12\/v_v.jpg 120w, https:\/\/itanicaroma.noblogs.org\/files\/2014\/12\/v_v-80x80.jpg 80w\" sizes=\"auto, (max-width: 120px) 100vw, 120px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E non sono certo sufficienti le telecomandate ondate di sdegno da parte di chi in quel caliginoso porto faceva approdare comodamente le proprie navi. La sovrapposizione tra mafia e politica, al punto di non capire pi\u00f9 esattamente dove inizia l&#8217;una e finisce l&#8217;altra, non \u00e8 storia recente. E, stiamone certi, non si esaurisce per gli effetti di una inchiesta giudiziaria. Affonda le radici in un terreno che ancor prima che giudiziario e politico, \u00e8 culturale. Lo stesso che ha fatto germogliare i vari fascismi in giro per il Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello \u201ctradizionale\u201d, alla faccia dei liquidatori delle ideologie del secolo passato; dei rottamatori dei formattatori e dei secessionisti di ogni sorta che da ormai troppo tempo martellano sul superamento della destra e della sinistra come categorie di riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 esattamente in questo solco che si annida il qualunquismo quale miglior viatico all&#8217;autoritarismo. Grazie anche a una certa sinistra che ha abbandonato le strade e le piazze per dedicarsi interamente al Palazzo. Per occuparlo. Per legittimare le nuove categorie sociali in cui riconoscersi. Estranee a qualsiasi tipo di reale partecipazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Democratici, cittadini, forzaitalioti e tutta una serie di post-qualcosa che servissero a scrollarsi di dosso le etichette tipiche di tutte le prime e le seconde repubbliche che si sono susseguite fino a oggi. Non ultima, quella uscita fuori da Mani Pulite. Dunque \u00e8 quasi sempre la Magistratura che detta i termini di cambiamento. Per lo meno quelli per l&#8217;appunto che sanciscono istituzionalmente il passaggio da una repubblica all&#8217;altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0, la societ\u00e0 corre a una velocit\u00e0 ben diversa da quella burocratica. Anticipa, per bisogno e per necessit\u00e0, le svolte \u201cepocali\u201d annunciate via via da governi che si succedono e si eliminano nell&#8217;arco di un battito d&#8217;ali.\u00a0 A volte, invece,\u00a0 rimane immobile, e vede il turbinio gattopardesco intorno a s\u00e9 come un ineluttabile segno del destino. Eterni spettatori mai in prima fila. Allora \u00e8 comodo rifugiarsi in quella sorta di limbo parastatale che sono le mafie. O quello che pi\u00f9 prosaicamente \u00e8 stato definito il \u201cmondo di mezzo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non vale l&#8217;indignazione se ci si \u00e8 voltati dall&#8217;altra parte quando si denunciava e si gridava (e si continua a gridare), fino a rimanere senza voce, che la corruzione la malapolitica e il malaffare si erano impossessati di quel poco che rimaneva di ordinamento democratico. Pi\u00f9 facile adagiarsi e consolarsi all&#8217;ombra di cronache fotocopia che riportavano (e continuano a riportare) solo problemi di ordine pubblico causati da isolate frange antagoniste. Da reduci del Secolo Breve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, mentre la realt\u00e0 cominciava sempre pi\u00f9 ad assomigliare a una pellicola di Terry Gilliam, Romanzo Criminale si ri-faceva realt\u00e0. Una realt\u00e0 gi\u00e0 accaduta quindi abbondantemente raccontata, e abbondantemente celebrata, che si riteneva solo per questo passata alla Storia. Invece no, ce la ritroviamo davanti ben piantata e in buona salute. Il sonno della Storia ha gi\u00e0 generato mostri. Che hanno fatto in tempo a diventare grandi e capire dove e come \u00e8 possibile rendere eterna la sonnolenza e perpetuare la propria esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ai danni non di partiti o personalit\u00e0 di vario genere che si affannano a dichiarare la propria innocenza, ma al vero senso di comunit\u00e0 che \u00e8 andato polverizzandosi sotto i colpi della finta democrazia al soldo del liberismo pi\u00f9 sfrenato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos&#8217;altro \u00e8 altrimenti tutta questa storia di mazzette corrotti corruttori intimidazioni affari e prostituzione politica se non l&#8217;ennesima rivelazione della vera natura del capitalismo? Gli ingredienti ci sono tutti, e fa ribrezzo solo a pensare di elencarli, per quanto siano tutti straconosciuti. Lo sfruttamento, la violenza al servizio di un facile profitto, la manipolazione mediatica e le truffe elettorali, il terrorismo e il continuo richiamo alla \u201csicurezza\u201d non sono degenerazioni del capitalismo: ne sono le fondamenta, gli alimenti indispensabili da cui ne trae nutrimento. La linfa vitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto sta accadendo a Roma non \u00e8 un fulmine a ciel sereno, ma la risultante di decenni di sistematico bombardamento delle regole pi\u00f9 elementari del vivere civile. A cui hanno baldanzosamente partecipato, con ruoli da protagonista, meschine figure preposte a farle rispettare. Roma \u00e8 una citt\u00e0 violentata da decenni, massacrata dai cartelli della cementificazione selvaggia. Non ci sono dunque solo mondi di mezzo, superiori e inferiori, ma anche un mondo ai lati che ha rifiutato il diktat che imponeva (e continua a imporre) il dominio della merce sulle persone, il primato del profitto sulla umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per assurdo, si \u00e8 venuto a scoprire che coloro i quali alimentavano il fuoco del progrom in versione italica erano gli stessi che facevano affari (e soldi, tanti soldi) sul business dell&#8217;accoglienza. Questo mostro che ci appare cos\u00ec lontano e quasi intangibile, in realt\u00e0 \u00e8 ben presente tra noi quando con sufficienza e superficialit\u00e0 liquidiamo la questione immigrazione come un inaccettabile pericolo per il nostro benessere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando si accusano i rom di ogni nefandezza e colpevoli di nomadismo per nascondere le visibilissime crepe che si sono create nel nostro senso di solidariet\u00e0 e nel nostro tessuto sociale. Ormai ridotto a brandelli, artificiosamente ricomposto a comando ogniqualvolta si avvicinano le scadenze elettorali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se permettiamo la distruzione della scuola pubblica, del welfare; se permettiamo che la Memoria diventi carta straccia o peggio ancora un ricordo, spianiamo la strada al pi\u00f9 elementare dei fascismi. Quello quotidiano, quello che ci fa abituare a ogni ingiustizia se commessa poco pi\u00f9 lontano della nostra vista, quello che asfalta i diritti per tutti in virt\u00f9 dei privilegi per pochi. Quello di una informazione che non rende conto alla cittadinanza ma al proprio editore di appartenenza. Quello che gaudente va a braccetto con il nostro disinteresse e si sfrega le mani sapendoci inebetiti appresso ai simulacri del capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cSe pijamo Roma\u201d. Ed \u00e8 il capitale che si \u00e8 presa la Capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sotto forma di bande della magliana di holding del crimine o di amministrazioni criminali che continuano a lucrare sulle emergenze e sulle disperazioni di questa citt\u00e0 incantata. La casa e il lavoro, innanzitutto, ma poi tutte le varie forme di disagio sociale alle quali non hanno saputo dar risposta se non quella dei manganelli e degli sgomberi. In perfetta sintonia quindi con tutta quella pseudo-filosofia del mondo di mezzo evocata dai professionisti della mafia. Che non \u00e8 pi\u00f9 una montagna di merda, ma una vera propria catena montuosa. Dove, tra l&#8217;altro, rischiano di finire stritolati alcune tra le vere vittime di questo ennesimo omicidio civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lavoratori e lavoratrici di quelle cooperative che in condizioni di lavoro complicatissime, nel silenzio generale avevano gi\u00e0 messo sotto accusa i propri gruppi dirigenti, diventati poi tristemente famosi per essere diventati il motore del meccanismo di corruzione all&#8217;interno del comune di Roma. Lavoratori e lavoratrici abbandonati da sindacati compiacenti che firmano con disinvoltura ogni genere di accordo. Sempre al ribasso e sempre sfavorevoli, per non disturbare il manovratore, salvo poi irretirsi allo spasimo per la peggiore riforma del lavoro mai concepita dal dopoguerra a oggi. In luogo di spendere risorse ed energie per internalizzare servizi che gli stessi enti pubblici erogano, si elargiscono oscene quantit\u00e0 di denaro a cooperative che di sociale non hanno altro che un pallido ricordo. Quando, parola di molti dirigenti del partito democratico, quelle stesse cooperative erano \u201cil fiore all&#8217;occhiello della sinistra\u201d. Qualcuno di quei dirigenti, prima di lasciare la guida delle legacoop per occupare la poltrona pi\u00f9 alta del ministero del lavoro, s&#8217;intratteneva a tavola con parte di quella feccia che ora \u00e8 venuta a galla. A sua insaputa, ovviamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel vortice di notizie di questi giorni, si sono rincorse conferme e smentite, analisi contro-analisi e immancabili editoriali di Saviano; partiti commissariati e sindaci scortati; amicizie abiurate ed ex-sindaci dalla memoria corta; indignati autentici e indignati improvvisati; attori pompati e calciatori rissosi in cerca di protezione; cardinali viziosi e parlamentari sul mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, a guardarlo bene il solito penoso repertorio di un paese ferito ancor prima che nella sua identit\u00e0, ammesso che ne possegga una, nell&#8217;immagine riflessa della sua ipocrisia.\u00a0 Di\u00a0 ignorare con olimpica calma il putiferio che gli si scatena nelle proprie viscere. Gi\u00e0 messe a dura prova dagli usurpatori della partecipazione, dagli affossatori della dignit\u00e0. Con arcaica modernit\u00e0, per me continuano a essere i nemici del popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo vortice mi sembra ci sia dimenticato di ricordare, per esempio, chi nel finire degli anni Settanta e al primo affacciarsi degli Ottanta, indagava e ricercava per impegno rivoluzionario e obbligo di verit\u00e0 i legami tra la estrema destra e apparati dello Stato, forze dell&#8217;ordine incluse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E per questo fu assassinato, Valerio Verbano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p>M.A.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 fare a meno di pensare a Pier Paolo Pasolini mano a mano che giungono notizie su Mafia Capitale. Aldil\u00e0 della facile suggestione, ora si potrebbe quasi dire che oltre a sapere, \u201cio so\u201d, ci sono anche le prove. 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